Economia verde

La biomassa residuale, preziosa fonte di energia rinnovabile

Abbiamo creato una filiera controllata che si basa sulle manutenzioni programmate dei boschi autorizzate dagli Enti preposti e coinvolge particolarmente produttori locali.

Politica energetica e ambientale

L'interesse nei riguardi delle biomasse è riconducibile alla necessità di raggiungere gli ambiziosi obiettivi per l’energia e il clima 2030 stabiliti dall’Unione Europea.

Come sottolineato dal Piano Nazionale per l’Energia e il Clima  (PNEC) del 2018, il raggiungimento degli obiettivi rinnovabili al 2030 renderà necessario “non solo stimolare nuova produzione, ma anche preservare quella esistente e anzi, laddove possibile, incrementarla promuovendo il revamping e repowering di impianti”.

In questo processo di trasformazione profonda del sistema di generazione di energia elettrica è fondamentale riuscire a garantire la sicurezza e continuità delle forniture di energia. In quest’ottica, le bioenergie, e in particolare le biomasse solide, possono giocare un ruolo di grande importanza in quanto rappresentano una rilevante fonte rinnovabile programmabile.

In aggiunta alle considerazioni di politica energetica e sul clima, vi sono altre importanti ragioni alla base della crescente attenzione nei confronti delle biomasse (in particolare quelle legnose): in primo luogo, la progressiva riduzione della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del nostro Paese e i conseguenti impatti ambientali ed economici. L’attivazione di filiere della bioenergia potrebbe generare un’inversione di tendenza, contrastando spopolamento e abbandono e rilanciando il ruolo delle attività agricole sia come “presidio” del territorio che come fattore di sviluppo e valorizzazione produttiva di aree a rischio di marginalizzazione.

Parallelamente alla riduzione della SAU, e in buona parte come sua diretta conseguenza, l’estensione del patrimonio forestale italiano è praticamente raddoppiata in 40 anni, passando da 5,5 a quasi 11 milioni di ettari. Come si evince dal “Piano di settore della filiera legno: 2012-2014” (MiPAAF, 2014), tale incremento delle superfici boscate esula da una politica lungimirante di governo del territorio.

Oggi, infatti, una parte consistente dei boschi nazionali sono il frutto di ricolonizzazioni spontanee da parte della vegetazione forestale di aree in cui sono cessate le preesistenti attività agro-silvo-pastorali. L’assenza di una loro corretta gestione limita enormemente il potenziale produttivo (legna da opera o ad uso energetico) e protettivo delle nostre foreste, con serie ripercussioni sul fronte del dissesto idrogeologico, di intensità e frequenza in costante crescita, a cui concorrono sia aspetti di tipo fisico (geologia e morfologia), sia di mancata governance del territorio.

cfr. “Ricadute socio-economiche della produzione di energia da biomasse solide